Solitudine, emarginazione, paura sono l’oggetto delle segnalazioni raccolte dal mondo giovanile durante la pandemia da coronavirus.
L’allerta sul sostegno psicologico delle persone più vulnerabili è alta e per questo le Nazioni unite hanno lanciato un monito, con la presentazione del rapporto “COVID-19 and the Need for Action on Mental Health” con le linee guida sulla salute mentale e il covid-19 esortando gli Stati membri perché dessero impulso alle azioni globali per la Salute Mentale.
Il crescente senso di solitudine percepito tra gli impatti psicologici della pandemia è presente anche nell’indagine Cesvot sul “2° Rapporto su opinione pubblica e volontariato in Toscana” : sono soprattutto i giovani tra i 18 ei 29 anni a dichiarare questo sentimento (90%) e anche un aumento della diffidenza (43,9%).
A rimarcare la necessità di una maggiore attenzione sull’impatto psicologico e relazionale della pandemia sulle giovani generazioni l’indagine Doxa che Telefono Azzurro ha commissionato per inquadrare e monitorare questi preoccupanti fenomeni.
L’indagine è stata condotta da marzo a novembre 2020 con mille interviste settimanali che hanno coinvolto, in questo campione, 311 genitori con almeno un figlio minorenne.
Durante il lockdown, molti bambini e ragazzi sembrano aver sperimentato un senso di solitudine, a causa della chiusura delle scuole e in generale dell’impossibilità di uscire di casa: il 18% dei genitori riferisce una condizione di isolamento dei figli, percentuale che si attesta al 25% in presenza di figli preadolescenti.
In linea con quanto riconosciuto nei figli, il 35% genitori è preoccupato rispetto alla perdita di occasioni di socializzazione per i figli con i compagni e gli amici, elemento ancora più pregnante per coloro che hanno figli nella fascia tra i 3 e i 5 anni (42%).
Lo sguardo verso il futuro diventa più critico quanto più i figli sono grandi: il 24% dei genitori con figli adolescenti è spaventato all’idea che questi possano perdere la fiducia verso le possibilità future e il 21% che possano risentire delle difficoltà economiche.
I dati riferiti al Centro di Ascolto e Consulenza raccolti dal 21 febbraio al 20 maggio 2020, indicano un incremento dei casi gestiti del 14%, con 799 casi di emergenza registrati, una media di 9 al giorno.
Nei mesi di aprile e maggio si è riscontrato, rispetto all’anno precedente, un notevole aumento (+35%) dei casi gestiti dal Centro di Ascolto e Consulenza, con la maggior parte delle richieste provenienti dalla regione Lombardia (21,2%). Il 70% dei casi gestiti con situazioni a danno di uno o più minori è avvenuto nell’abitazione personale. Per la maggior parte dei contatti la causa scatenante ha a che fare con il tema della salute mentale (28,4%), seguita da situazioni di abuso e violenza (18,55) e difficoltà relazionali (17,96%). In particolare, le tematiche soggette ad un maggior incremento nell’area relativa alla salute mentale sono state la solitudine (+45%), identità e progetto di vita (+43%). In circa 7 casi su dieci il chiamante individua in un genitore il responsabile della situazione problematica.
La Fondazione Charlie Onlus (servizio di ascolto attraverso un numero verde nazionale Charlie Telefono Amico), ha divulgato i risultati di uno studio “Pianeta Adolescenza” che ha raccolto le testimonianze di un campione di 800 giovani dai 14 ai 25 anni.
Le rilevazioni, cominciate prima che scoppiasse la pandemia da coronavirus, offrono un quadro esteso e approfondito della condizione giovanile. Benché il sentimento registrato maggiormente sia legato a un atteggiamento di fiducia e di speranza, non mancano elementi di manifestazione di disagio: 3 adolescenti su 10 rivelano di aver pensato al suicidio e circa a un terzo delle ragazze e ad un quinto dei ragazzi è capitato di essere oggetto di atti di bullismo.
Per quanto concerne il Covid-19, emerge una visione consapevole e responsabile e un approccio ragionevole e lungimirante: la stragrande maggioranza (l’83% in Toscana) pensa che la situazione si risolverà ma in molto tempo. “Charlie Telefono amico è sempre rimasto attivo anche nei mesi di lockdown, con numero telefonico, sito e chat. Durante il lockdown non è stato registrato un aumento delle richieste di emergenza legate a ideazione suicidaria o autolesionismo, ma una forte richiesta di supporto per problematiche relazionali, senso di emarginazione, solitudine, incomprensione, difficoltà a gestire la quotidianità.
Per rispondere alla problematica relazionale ed emotiva sono stati attivati nuovi progetti con le scuole di Pontedera, creando gruppi di lavoro con i docenti, volti a monitorare e approfondire le difficoltà legate all’impatto relazionale ed emotivo della didattica a distanza, e individuare nuove risposte al bisogno dei ragazzi di contatto emotivo.