Cambia il metodo di trasmissione, ma l’Hiv resta comunque un problema su cui non bisogna abbassare la guardia.
3.608 nuove diagnosi in Italia, secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità, l’84% delle quali sono a trasmissione sessuale.
Per questo gli specialisti della Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit), che dal 17 al 19 maggio si sono riuniti a Riccione per la VII Conferenza italiana su Aids e retrovirus (Icar), chiedono attenzione costante, tutto l’anno.
In Italia le fasce d’età colpite sono tutte quelle sessualmente attive, ma sopratutto quelle tra i 30 e i 39 anni. «C’è una preoccupante quota di infezioni tra i 25 e i 29 anni. Questi sono nati quando l’infezione era già nota, ed una corretta informazione durante l’adolescenza avrebbe potuto evitare il contagio. È per questo che bisogna puntare ulteriormente alla comunicazione e la prevenzione, soprattutto per le nuove generazioni», spiega una delle presidenti del Congresso, Laura Sighinolfi, responsabile della struttura semplice per la gestione Infezione da Hiv della Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara.
«Almeno la metà delle persone a cui viene diagnosticata avviene con infezione avanzata. Ancora oggi il test viene fatto solo quando c’è un’indicazione clinica, cioè quando iniziano a manifestarsi i primi sintomi: accade per il 40% della popolazione italiana».
Nel corso della conferenza di Riccione si è parlato anche di nuove terapie, dei percorsi di diagnosi e cura, di medicina di genere, declinata non solo al femminile, della resistenza naturale all’infezione da Hiv e delle nuove strategie di eradicazione.