Percorsi alternativi alla detenzione per la presa in carico di detenuti con problemi di dipendenza da alcol e droga.
La Regione Toscana ha erogato un finanziamento in favore delle Aziende Sanitarie per incrementare le misure alternative al carcere.
Il problema della tossicodipendenza all’interno delle strutture detentive toscane riguarda circa un terzo della popolazione carceraria: quasi 1.500 persone.
L’intento della Regione Toscana è anche quello di ridurre il sovraffollamento in cui versano molti istituti penitenziari, sovraffollamento che costituisce uno degli ostacoli principali all’adozione di misure di prevenzione efficaci.
L’Assessore al Diritto alla Salute Daniela Scaramuccia in un suo intervento ha ribadito”il diritto alla salute non fa eccezioni sia che si tratti di liberi cittadini che di persone costrette al limitazione della libertà per reati commessi. Per questa ragione è opportuno garantire ai sogggetti tossicodipendenti programmi di riabilitazione idonei in base al tipo e alla gravità della dipendenza, alla fase della malattia, al grado di motivazione ad uscirne, alle aspettative e condizioni socio-relazionali”.
Secondo Franco Corleone, garante dei detenuti del comune di Firenze, i reclusi che potranno effettivamente usufruire della possibilità di trasferimento in comunità ammonta a circa 500. Non tutti i reclusi possono infatti sfruttare questa possibilità: ne sono esclusi quelli con una pena superiore ai tre anni e quelli recidivi.
Nell’ultima seduta dell’anno, la Giunta Regionale ha approvato una delibera che individua la procedura per l’accesso da parte di detenuti alcol e tossico dipendenti ai percorsi terapeutico-riabilitativi alternativi al carcere.
Gli obiettivi sono: garantire diagnosi tempestive e corrette alle persone in situazione di bisogno; cure e percorsi di reinserimento sociale e un miglioramento delle condizioni di vita rese ancora più difficili a causa del sovraffollamento.
Il funzionamento del sistema si poggia sul coinvolgimento di tutti gli operatori che, a vario titolo, hanno rapporti con i detenuti: dagli operatori sanitari (Sert) alla polizia penitenziaria, dal personale del tribunale di sorveglianza a quello Uepe (Ufficio Esecuzione Penale Esterna), per arrivare agli operatori di enti ausiliari, cooperative sociali, associazioni di volontariato, gruppi di mutuo auto aiuto.
I principi che caratterizzano il percorso sono il passaggio da un sistema di attesa a uno “di iniziativa” (incoraggiando i detenuti a presentare propri progetti), l’importanza della diagnosi, che deve essere accurata e tempestiva, l’individuazione del percorso riabilitativo da seguire, i programmi terapeutici da adottare e le strutture che devono attuarli.
DELIBERAZIONE 27 dicembre 2011, n. 1232
D.G.R.T. n. 848/2010: Approvazione linee di indirizzo per la presa in carico di persone detenute tossicodipendenti e alcoldipendenti per l’incremento della fruizione dei percorsi alternativi al carcere e destinazione risorse